mercoledì 28 maggio 2014

Cyberspazio e computer: la realtà informatica di "Neuromante"

Sebbene abbia evidenziato con i precedenti post le varie presenze delle più diverse tecnologie presenti nel libro "Neuromante" di William Gibson, la vera tecnologia che emerge è quella informatica e elettronica. Non ho potuto evidenziare o raccogliere i passi riguardanti queste perché troppo numerosi: l'intero testo, infatti, può essere considerato una trattazione sulla tecnologia informatica.
I termini più ricorrenti, però, sono legati al lessico informatico: "computer", "processori", "cavi", "rete", "RAM", "display""matrice", "cyberspazio", "hacker", "virus" sono solo alcuni di questi.
I computer sono macchine in grado di eseguire calcoli ed elaborare dati. La loro origine risale alle macchine meccaniche di Pascal ("Pascalina") e di Charles Babbage ("Macchina differenziale"); con il progredire delle tecniche di costruzione e di realizzazione di queste macchine, i calcolatori divennero simili a macchine da scrivere, poi elettronici e, ultimamente, si sono trasformati in supercomputer in grado di eseguire un numero elevatissimo di operazioni in tempo minimo. 
Tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo, vennero introdotti nuovi concetti legati ai computer e al loro utilizzo, tra i quali quello di "cyberspazio": esso è visto come un'altra dimensione (da qui il termine "spazio") nella quale possono essere immagazzinati dati e per mezzo della quale l'intero mondo può essere considerato "collegato". Il termine, compare per la prima volta nei libri di Gibson e, in particolare, in "Neuromante", nel quale è inteso come una vera e propria realtà virtuale, come si capisce dalle seguenti parole:
"- La matrice ha le sue radici nei primi videogiochi, nei primi programmi di grafica e negli esperimenti militari con gli spinotti cranici - recitò la voce fuori campo. Sul Sony una guerra spaziale bidimensionale si dissolse dietro una foresta di felci generate matematicamente che mostravano le virtualità spaziali delle spirali logaritmiche. [...] Cyberspazio: un'allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali, in ogni nazione, da bambini a cui vengono insegnati i concetti matematici... Una rappresentazione grafica di dati ricavati dai banchi di ogni computer del sistema umano. Impensabile complessità. Linee di luce allineate nel non-spazio della mente, ammassi e costellazioni di dati. Come le luci di una città, che si allontanano..." (cap 3 pagg 53-54)

venerdì 23 maggio 2014

Arco e frecce

“La prima freccia gli trafisse l’avambraccio. […] La seconda freccia centrò in pieno il fucile, mandandolo a rotolare sopra le piastrelle bianche. […] Hideo uscì dalle ombre, una terza freccia pronta nell’esile arco di bambù. […] L’arco di bambù era un pezzo da museo, ma la faretra nera che sporgeva dalla spalla sinistra sembrava uscita dal miglior negozio di armi di Chiba." (cap 22 pagg 246-247)
L'arco e le frecce sono armi utilizzate fin dall'antichità e, più precisamente, dal Paleolitico.
Il suo funzionamento è semplice: la freccia, agganciata un una corda tesa alle estremità di un bastone ricurvo ed appoggiata in orizzontale al "rest", viene abbandonata e l'energia potenziale elastica accumulata dall'arco viene ceduta a quest'ultima sotto forma di energia cinetica.
L'evoluzione di questa formidabile arma, utilizzata nella maggior parte delle battaglie fino a prima dell'introduzione delle armi da fuoco, è partita dalla necessità di uccidere prede per sopravvivere, nata con l'uomo stesso.
Molti furono i cambiamenti che riguardarono la struttura degli archi (come l'arco cinese, quello mongolo, quell'inglese chiamato "longbow"), la forma delle frecce (un passo fondamentale fu l'introduzione delle punte ottenute con schegge di selce) e i materiali di costruzione di entrambi.
Tutte queste modificazioni portarono alla costruzione dei moderni archi, i "compound", molto più potenti dei loro predecessori, in quanto funzionanti per mezzo di carrucole eccentriche (camme) che aumentano notevolmente la forza al momento di scoccare la freccia, e più precisi per gli stabilizzatori.

mercoledì 21 maggio 2014

Un piccolo robot (II)

“Il Braun si lanciò verso la caviglia e cominciò ad arrampicarsi lungo la gamba, pizzicando la pelle di Case con i manipolatori attraverso il sottile tessuto nero. - Merda! - Lo allontanò con un ceffone, mandandolo a sbattere contro la parete. Due arti iniziarono a muoversi a ripetizione come pistoni, a vuoto, pompando l’aria.” (cap 20 pagg 232-233)

Autobus

“- Dobbiamo prendere l’autobus - annunciò Case a Maelcum. […] Stava procedendo a una velocità per la quale non era stato concepito, era appesantito al massimo e, quando svoltava, Maelcum si doveva sporgere in direzione della curva. […] I sei pneumatici del carrello procedevano silenziosi sugli strati di tappeti. C’era soltanto l’uggiolio del motore elettrico…” (cap 19-20 pagg 230-231)
Il termine "autobus" deriva dalla parola latina "omnibus", per tutti, e da "auto", contrazione di autovettura. Esso è un  veicolo a motore per il trasporto pubblico di persone.
In particolare, gli autobus a sei ruote, o tre assi, come quello qui citato, sono molto utilizzati in quanto sono manovrabili con più facilità, avendo quattro ruote sterzanti.
In realtà, i primi autobus avevano quattro ruote ed erano molto più simili a automobili (tipo pick-up) o piccoli camion con rimorchio: in seguito, furono aggiunte altre ruote posteriori, sebbene queste non facilitassero la guida, ma fossero state inserite per poter reggere un carico più elevato essendo notevolmente più lunghi e, quindi, trasportare un numero maggiore di passeggeri.


martedì 20 maggio 2014

Tuta spaziale

“Lo sionista indossava una tuta da vuoto azzurra della Sanyo di vent’anni più antiquata, come minimo, di quella di Case…” (cap 16 pag 191)
Le tute spaziali sono particolari indumenti o, per meglio dire, strutture che gli astronauti indossano per le missioni nello spazio. 
Esse riparano gli astronauti dalle temperature estreme delle spazio e dalle radiazioni cosmiche non filtrate per l'assenza dell'atmosfera, forniscono l'ossigeno per la sopravvivenza di questi e, essendo pressurizzate, controbilanciano il vuoto intorno a loro.
Sono costituite da 11-12 strati di tessuti diversi, ognuno dei quali ha un compito specifico come riparare dal calore o dai piccoli frammenti vaganti presenti nello spazio. 
In particolare, le tute sono costituite di più sezioni (in taglia unica), di cui la più importante è costituita da un dispositivo (chiamato Display and Control Module, DCM) posto sulla parte anteriore del busto per mezzo del quale gli astronauti possono monitorare e regolare le funzioni principali della tuta e visualizzare su un display il loro stato fisico.

Un piccolo robot (I)

“Qualcosa sbucò dall’ombra ticchettando tranquillamente, all’altezza della sua spalla sinistra. Si fermò un istante, fece ondeggiare il corpo sferico sulle zampe da ragno, emise una raffica di luce laser diffusa della durata di un microsecondo e si immobilizzò. Era un micromobile Braun. […] Un led rosso cominciò a pulsare all’equatore della sfera. Il corpo non era più grande di una palla da baseball.” (cap 16 pag 188)
Il piccolo robot qui chiamato "micromobile Braun", in realtà, non è mai stato prodotto, sebbene simile all'immagine computerizzata mostrata sopra.
Numerosi progetti e studi, però, sono in atto per creare piccoli robot con più arti meccanici, simili a ragni o piccoli insetti: per esempio, è in vendita una piccolo robot chiamato "Spiderin", abbastanza facile da costruire e quasi alla portata di tutti, simile alla macchina citata nel libro.
Studi più complessi hanno portato, invece alla progettazione e alla successiva costruzione di un robot dalle sembianze di una formica, chiamato "A-Pod" (da "ant", formica in inglese), in grado di muoversi proprio come il piccolo insetto.

Altri ingeneri e scienziati, invece, hanno costruito altri robot, come per esempio il "MorpHexMKII 1", un robot simile ad una sfera, capace di aprirsi e camminare come un insetto per mezzo delle varie sezioni del rivestimento sferico.

lunedì 19 maggio 2014

Ultraleggero (II)

“Avevano percorso più di un quarto del tragitto quando l’ultraleggero colpì, con il motore elettrico completamente silenzioso fino a quando l’elica di fibra di carbonio non tranciò di netto la sommità del cranio di Pierre” (cap 13 pag 164)

Ultraleggero (I)

“Case ammirò un ultraleggero telecomandato virare con grazia lungo una corrente ascensionale al bordo verdeggiante di una mesa artificiale, illuminato per qualche secondo dal morbido bagliore dell’invisibile casinò. Era una specie di biplano senza pilota fatto di sottilissimo polimero, con le ali serigrafie in modo da assomigliare ad un’enorme farfalla.” (cap 12 pag 150)
Gli ultraleggeri sono particolari aeromobili con limiti di peso stabiliti dalla Legge.
Essi nacquero grazie all'ingegnere statunitense Melvin Francis Rogallo, il quale brevettò un particolare tipo di aquilone (poi studiato e utilizzato anche dalla NASA), derivato dalla superficie laterale di un cono.
Grazie ai successivi studi aeronautici e spaziali compiuti compiuti a riguardo, questi velivoli sono diventati molto più affidabili e di uso sportivo.
L'ultraleggero citato nel brano, però, molto probabilmente non vuole far riferimento a questa tipologia di velivolo, in quanto non viene teleguidato da terra: l'autore, forse, voleva intendere i moderni aerei teleguidati (UAV) o droni, come per esempio i famosi Predator, utilizzati per missioni militari, ricognizione e salvataggi in tutto il mondo.

domenica 18 maggio 2014

Lanciafiamme

"Il drago era il lanciafiamme di Frisco, un aggeggio simile a una grossa torcia dalla testa ricurva. Case aveva controllato le batterie, scuotendolo per assicurarsi che ci fosse abbastanza combustibile, poi era andato alla finestra aperta. L'alveare aveva cominciato a ronzare. L'aria dello Sprawl era piatta, immobile. Una vespa schizzo fuori dal nido e volo intorno alla testa di Case. Case schiacciò il pulsante dell'accensione, contò fino a tre e premette il grilletto. Il combustibile, pompato fino a 7 atm, schizzo oltre la resistenza arroventata. Una lingua di pallido fuoco, lunga cinque metri, e il nido carbonizzato cadde in strada. [...] Schiacciò il grilletto dimenticandosi di premere l'accensione, e il combustibile sibilò sopra la vita rigonfia che continuava a contorcersi ai suoi piedi. Quando infine schiacciò l'accensione, l'aggeggio esplose con un tonfo, portandogli via di netto un sopracciglio.” (cap 9 pagg 126-127)
Il lanciafiamme è un'arma che utilizza miscele di combustibile per incendiare vaste zone.
Le prime testimonianza si hanno nel 424 a.C. con il racconto di Tucidide dell'assedio della fortezza di Delio.
Dopo vari miglioramenti negli anni successivi, esso fu utilizzato per la prima volta in guerra nella Prima Guerra Mondiale dalla Germania, in seguito nella Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico ed infine nelle guerre di Corea e Vietnam dall'esercito americano.

Una rivoltella Magnum (II)

"Trovò la pistola in una fondina di cuoio screpolato, assicurata sotto la scrivania con del nastro isolante argentato. Era un pezzo d'antiquariato, una .357 magnum, con la canna e la guardia del grilletto segate. L'impugnatura era stata rinforzata con strati di nastro adesivo. Il nastro era vecchio, scurito, reso lucido da una patina di sporco. Case fece uscire il tamburo con un colpetto ed esamino le sei cartucce una per una. Erano caricate a mano, il piombo tenero era ancora lucido e non ossidato.” (cap 9 pag 120) 

venerdì 16 maggio 2014

Un'antiquata macchina da scrivere

“Case vide lo scheletro di un’antiquata macchina da scrivere, le cassette, tabulati spiegazzati…” (cap 9 pag 119)
In completo contrasto con lo scenario futuristico del libro, il ritrovamento di una "vecchia" macchina da scrivere, in contrapposizione con i moderni computer utilizzati nella vicenda, è un elemento che desta stupore nei personaggi.
Le macchine da scrivere sono strumenti dotati di tastiera che, per mezzo di elementi meccanici, elettrici, elettronici, permettono di imprimere su un supporto (per esempio la carta) caratteri stampabili.
La prima macchina da scrivere fu brevettata a Torino verso la metà del XIX secolo dall'avvocato novarese Giuseppe Ravizza: chiamata "Cembalo scrivano", essa era una macchina capace di scrivere premendo tasti che facevano muovere dei martelletti i quali imprimevano il carattere voluto su un foglio di carta.
Le macchine da scrivere subirono poi una rapida evoluzione, fino alle celebri Olivetti, e poi verso i più evoluti calcolatori.
Al giorno d'oggi, esse sono state rimpiazzate dai moderni computer.

giovedì 15 maggio 2014

Fibre ottiche (II)

“Aveva i piedi imprigionati in spire aggrovigliate di fibre ottiche” (cap 9 pag 117)

Proiettore olografico

“… disse Armitage, toccando il quadro di comando del piccolo proiettore olografico della Braun. L’immagine tremolò prima di mettersi a fuoco, quasi tre metri da un’estremità all’altra. Qui ci sono i casinò. Penetrò con la mano nella rappresentazione schematica per indicarli.” (cap 8 pag 109)

Gravità artificiale

“Zion era stata fondata da cinque operai che si erano rifiutati di tornare: voltate le spalle al pozzo avevano cominciato a costruire, soffrendo della carenza di calcio e del restringimento del cuore prima che venisse creata la gravità rotazionale nell’anello principale della colonia.” (cap 8 pag 105)
Dal libro "Fondamenti di Meccanica e Biomeccanica: Meccanica dei corpi rigidi articolati"(2013) del Professor Bruno Picasso:
"La gravità artificiale può essere indotta con una rotazione relativamente lenta della stazione intorno al proprio asse, rotazione che, per la mancanza di resistenze di qualunque tipo, non richiede un dispendio energetico se non nella fase iniziale, di accelerazione. Questo avviene, per esempio, nella stazione spaziale internazionale ISS sviluppata congiuntamente dalla NASA insieme alle Agenzie Spaziali Europea ESA, Russa, Giapponese e Canadese. Per realizzare un campo di gravità artificiale di 0,1 g a 30 m dall’asse di rotazione è necessaria una velocità angolare tale per cui la stazione effettui una rotazione completa ogni 34 ore."

giovedì 8 maggio 2014

Una vecchia locomotiva

“Case vide una locomotiva sventrata in cima a blocchi di marmo scanalato, frantumati e macchiati di ruggine” (cap 7 pag 90)
Le prime locomotive comparvero in seguito alla Prima Rivoluzione Industriale (1780-1830) a causa del crescente utilizzo delle macchine a vapore.
La prima locomotiva a vapore fu costruita nel 1803 da Richard Trevithick: essa consisteva in una semplice caldaia, collegata tramite un pistone ad un sistema a biella per permetterne il movimento, posta su un carrello. Successivamente egli perfezionò la sua prima invenzione costruendone una nuova, chiamata ironicamente "Catch me who can" (Mi prenda chi può).
La costruzione di nuove locomotive a vapore continuò fino alla seconda metà del XX secolo; in seguito si cercarono altre fonti di energia per la locomozione: l'elettricità e il carburante diesel.

martedì 6 maggio 2014

sabato 3 maggio 2014

Impianto a fusione

“- E uguale a quando siamo andati a Chiba - disse Molly, osservando dal finestrino del treno il paesaggio industriale lunare e inaridito, con i fari rossi all’orizzonte che avvertivano gli aerei di tenersi lontani da un impianto a fusione.” (cap 6 pag 86)
Gli impianti energetici con reattori a fusione nucleare, in realtà, non esistono ancora. Al giorno d'oggi, molti sono gli studiosi al lavoro nel campo della fusione nucleare: proprio come avviene nelle stelle, essa, partendo da due atomi più leggeri, porta alla formazione di un atomo più pesante con conseguente produzione di energia.
Questa reazione, però, necessita di temperature altissime (10-15 milioni di gradi Kelvin) e pressioni molto alte e, per questo, non ancora utilizzabile per la produzione di energia negli impianti moderni.

venerdì 2 maggio 2014

EMP(II)

“Avevano attraversato l’ICE pronti ad iniettare Talpa IX quando gli EMP erano entrati in azione. I cannoni ad impulso dei Russi avevano fatto precipitare gli smanettatori nell’oscurità elettronica, i Nightwing avevano visto i propri sistemi schiantarsi, i circuiti di volo erano stati cancellati.” (cap 6 pag 83)

Il cuore

“E alla fine l’aveva fregato il cuore, un cuore russo, un residuato trapiantatogli in un campo di prigionia durante la guerra.” (cap 5 pag 80)

Un sigaro olografico

“Appena uscì, l’occhio gli cadde su un bianco sigaro oleografico sospeso contro la parete della stazione.” (cap 5 pag 79)

Treno a levitazione magnetica (II)

"Il treno locale arrivò rombando lungo la nera striscia ad induzione.” (cap 5 pag 79)

Un busto parlante

"Il colpo più insolito che Jimmy era riuscito a mettere a segno durante il suo giro attraverso l'arcipelago era una testa, un busto lavorato in maniera assai complicata, di platino smaltato, tempestato di perline e lapislazzuli. Smith, sospirando, aveva posato il suo microscopio tascabile, consigliando a Jimmy di fondere quell'affare. Era contemporaneo, e non un oggetto d'antiquariato, quindi non aveva il minimo valore per un collezionista. Jimmy era scoppiato a ridere: quell'affare era il terminale di un computer. Poteva parlare. E non con una voce sintetica, ma grazie a una splendida combinazione di congegni e canne d'organo in miniatura. Era una creazione barocca. Chiunque l'avesse montata doveva essere un deviato, dato che adesso i chip per la sintesi vocale non costavano praticamente nulla. Era una curiosità. Smith aveva collegato la testa al suo computer e aveva ascoltato quella voce melodiosa e disumana che cinguettava le cifre della dichiarazione dei redditi dell'anno precedente.” (cap 5 pagg 75-76)

Gli automi meccanici sono macchine in grado di operare autonomamente, molto spesso simili ad animali o uomini.
La loro storia risale all'antica Grecia, nella quale erano utilizzati per impressionare e stupire: i primi ad occuparsene sono stati Ctesibio ed Erone di Alessandria.

La tuta di Lupus Yonderboy (II)

“La tuta divenne nero opaco, un’ombra di carbone contro il vecchio cemento.” (cap 4 pag 72)

La tuta di Lupus Yonderboy (I)

“Il capo delle Pantere Moderne, che si presentò come Lupus Yonderboy, indossava una tuta di policarburo con uno specifico sistema di registrazione che gli consentiva di replicare gli sfondi a volontà.” (cap 4 pag 70)
Proprio come un camaleonte che si confonde con l'ambiente intorno a sé, questo personaggio, grazie
alla sua particolare tuta capace di replicare gli sfondi, riesce a diventare praticamente invisibile. Anche se può sembrare fantascienza (in quanto simile al "mantello dell'invisibilità" del film Harry Potter) sono in corso numerosi studi per la costruzione di particolari materiali in grado di manipolare la luce o assorbirla interamente impedendo la vista (Metaflex).
L'ingegnere Susumu Tachi e i due studiosi Philip Moynihan e Maurice Langevin, invece, pensano diversamente l'invisibilità: essi, attraverso telecamere e display incorporati nell'indumento trasmettono sull'abito l'immagine stereoscopica di ciò che sta intorno ad esso, facendo in modo che si confonda con l'ambiente circostante.

Hovercraft

“Adesso gli hovercraft tattici stanno spruzzando barricate di schiuma a presa rapida - osservò uno dei due parlando a beneficio del microfonino alla gola.” (cap 4 pag 66) 
Gli hovercraft sono mezzi anfibi che si muovono grazie alle correnti d'aria prodotte dall'elica o, eventualmente, dalle eliche: per questo motivo sono veicoli molto versatili ed utilizzabili sulla maggior parte di terreni.
L'aria prodotta dall'elica, compressa e convogliata alle gonnelle poste sul perimetro del mezzo, origina un flusso costante di uscita verso la superficie sottostante, creando un effetto che permette all'hovercraft di alleggerire il suo peso e di "galleggiare" letteralmente su un cuscino d'aria (da qui il nome italiano aeroscivolanti); la parte d'aria non convogliata, invece, viene usata come spinta, ovvero per far muovere l'hovercraft in avanti.



giovedì 1 maggio 2014

Innesti chirurgici

"Il suo volto era un semplice innesto cresciuto su collagene e polisaccaridi di cartilagine di squalo, liscio e orrido. Era uno dei lavori di chirurgia elettiva più sgradevoli che Case avesse mai visto. Quando Angelo sorrise, rivelando i canini affilati come rasoi di qualche grosso animale da preda, Case si sentì addirittura sollevato. Germogli di dente trapiantati: l'aveva visto altre volte." (cap 4 pag 61)
Il procedimento descritto nel testo è quello di cui si occupa la medicina rigenerativa, una disciplina che studia come rigenerare tessuti (come la pelle) e organi danneggiati (orecchie, nasi, retine ed organi dalla struttura più complessa). Essa, inoltre, consente agli scienziati di far crescere tessuti e organi in laboratorio e trapiantarli nel momento in cui il corpo non può curarsi autonomamente.
La medicina rigenerativa si avvale soprattutto dell'utilizzo di cellule staminali poste su particolari sostegni in collagene o cartilagine per ricostruire organi o crearne di nuovi.

Un nastro di fibra ottica

"Il nuovo interruttore era stato attaccato al suo Sendai con un sottile nastro di fibra ottica." (cap 4 pag 57)

Treno a levitazione magnetica (I)

“Da qualche parte giù nelle radici di ferocemente dello Sprawl, un treno stava spingendo una colonna d’aria rancida lungo una galleria. Il treno era silenzioso, planava sui suoi cuscini ad induzione, ma l’aria smossa faceva cantare la galleria nella gamma dei subsonici più bassi." (cap 3 pag 45)
Il particolare treno qui citato è un treno a levitazione magnetica o MagLev, ovvero un treno che si muove senza essere appoggiato sulle rotaie grazie al fenomeno della levitazione magnetica, per mezzo della quale esso è sospeso e messo in movimento su grandi magneti o materiali superconduttori.
I principi, i meccanismi, le strutture e il funzionamento di questo futuristico mezzo di trasporto sono chiariti in maniera molto esaustiva nel seguente video, tratto da un servizio proposto nel programma televisivo Superquark di Piero Angela.

Ologrammi sul ring

“Nessuna luce, salvo per gli ologrammi che si muovevano e tremolavano sopra il ring riproducendo i movimenti dei due uomini in basso.” (cap 2 pag 39)